infiammazione silente controllo alimentare

infiammazione silenteA Milano il 14 marzo 2014 c’è stato  il terzo Congresso internazionale “Science e Nutrition “, tema dell’incontro” l’infiammazione, qualità della vita sport e nutrizione. Fra i relatori Barry Sears inventore della dieta a zona e presidente della della Inflammation Research Foundation; Camillo Ricordi, professore e direttore del Diabetes Research Institute and Cell Transplant Center dell’università di Miami; David Jenkins dell’università di Toronto; Thomas Stulnig della Medical University di Vienna; Attilio Speciani, allergologo e immunologo; Robert Cummins, professore della Deakin University di Melbourne; Silvana Hrelia dell’università di Bologna; Robert McNamara dell’università di Cincinnati; Giovanni Scapagnini, professore associato dell’Istituto di scienze neurologiche del Cnr di Catania.

L’infiammazione silente e cronica è ritenuta da tempo dalla scienza la causa di tutte le malattie croniche e degenerative, Silente perché è al disotto della soglia di percezione del dolore del dolore, stiamo parlando di infiammazione delle cellule che ostacola la rete di segnali ormonali trasmessi nel corpo.

 L’alimentazione quotidiana per essere predittiva del nostro stato di salute, deve considerare sia la qualità che la quantità di quello che scegliamo di mangiare. “Le principali caratteristiche di una dieta antinfiammatoria – spiegano gli esperti – sono un basso carico glicemico, un basso tenore di acidi grassi omega-6 e ricchezza di acido eicosapentaenoico (Epa), oltre a circa 150 grammi di carboidrati al giorno”.

Con un’avvertenza: “La maggior parte dei carboidrati dovrebbero provenire da fonti a basso indice glicemico per ridurre l’insulina in maniera sostanziale. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto con il consumo di minimo 5 porzioni al giorno di verdure non amidacee e quantità limitate di frutta (per l’alto contenuto di fruttosio), con una rigorosa limitazione di carboidrati ad alto indice glicemico quali pane, pasta, riso e patate”.

Queste indicazioni dovrebbero indurci a ridurre drasticamente l’uso dei carboidrati che spesso sono la parte predominante della nostra dieta. Questo nella pratica significa abbondare con tutti i tipi di verdure, escluse carote e patate. Ridurre drasticamente l’uso di formaggi  latte e insaccati e contenere il consumo della frutta , preferibilmente ricca di antiossidanti e polifenoli come mirtilli, more lamponi.

 “A differenza delle diete ricche di proteine, che inducono la chetosi, o di carboidrati, che aumentano il tasso di insulina – sottolineano gli specialisti – una dieta antiinfiammatoria si basa sull’equilibrio e sulla moderazione delle varie componenti alimentari a ogni pasto. L’altro componente fondamentale è l’integrazione con acidi grassi omega-3, presenti nell’olio di pesce”, in grado di “favorire la produzione nel cervello di Bdnf (Brain Derived Neurotrophic Factor) che aiuta la produzione di neuroni e la loro connessione”.

 

Angela

Mi piace ricercare il benessere anche se amo mangiare cerco di migliorare la mia salute senza rinunciare al sapore al gusto e all'immaginazione