Gli integratori sono utili?

Articolo riportato sal sito del dr Filippo Ongaro


Nei confronti degli integratori alimentari (più precisamente detti nutraceutici) esiste molto scetticismo e parecchia disinformazione. La classe medica certamente non ha contribuito a diffondere informazioni scientificamente valide sul tema a causa di un misto di incompetenza, disinteresse e malafede. Per questo ancora oggi si sentono spesso opinioni di esperti o pseudotali che sostengono che non servono a nulla, che sono soldi buttati via o addirittura che sono dannosi.

La verità però è molto diversa. Intanto un numero immenso di studi dimostra l’utilità preventiva e terapeutica di sostanze nutrizionali e fitoterapici. Inoltre viene stimato che oltre il 90% delle persone presenti una o più deficienze nutrizionali, non cosi gravi da far insorgere un’avitaminosi acuta, ma sufficienti ad alterare nel tempo il metabolismo e ad aumentare il rischio di malattie croniche.

Spesso mancano, è vero, grandi studi randomizzati, simili a quelli usati per valutare i farmaci. Ma questo tipo di studio è disegnato per valutare l’effetto di un farmaco su una singola patologia e si adatta male a comprendere i molteplici effetti dei nutrienti sulla salute. Inoltre gli studi randomizzati non hanno in genere durata sufficiente a valutare gli effetti di sostanze naturali che agiscono con tempistiche molto più lunghe rispetto ai farmaci.

GLI INTEGRATORI CHIAVE

Un’analisi della letteratura di qualche anno fa (The Lewin Group.2006. An evidence-based study of the role of dietary supplements in helping seniors maintain their independence. Prepared for: The Dietary Supplement Education Alliance), ha messo in evidenza come pochi integratori chiave potrebbero prevenire molte malattie croniche e far risparmiare miliardi di dollari in pochi anni. Lo studio ha preso in considerazione solo integratori basilari usati per scopi tradizionali:

Calcio e vitamina D per contrastare l’osteoporosi
Acido folico per prevenire difetti del tubo neurale
Omega-3 per ridurre il rischio cardiovascolare
Luteina e zeaxantina per prevenire la degenerazione maculare
I ricercatori sono stati molto selettivi e hanno preso in considerazione solo gli studi che rispettavano i seguenti criteri:

L’integratore deve produrre un effetto fisiologico misurabile
L’effetto fisiologico deve corrispondere ad un cambiamento della condizione di salute
Il cambiamento dello stato di salute deve corrispondere ad una diminuita spesa sanitaria
I RISULTATI DELLA RICERCA

I dati sono davvero interessanti. Partiamo da calcio e vitamina D in cui lo studio del Lewin Group stima che l’uso di questi 2 integratori potrebbe prevenire oltre 776.000 ospedalizzazioni per frattura dell’anca in 5 anni con un risparmio di 16.1 miliardi di dollari.

Invece l’uso di omega-3 per prevenire aritmie cardiache, ridurre l’ infiammazione, abbassare il colesterolo e la pressione potrebbe prevenire 374.000 ospedalizzazioni riducendo i costi di 3.2 miliardi di dollari in 5 anni. L’uso di luteina e zeaxantina potrebbe invece aiutare 190.000 persone ad evitare l’assistenza per cecità comportando costi ridotti per 3.6 miliardi di dollari. Infine 44 milioni di donne negli USA non assumono acido folico durante la gravidanza. Se solo 11.3 milioni di esse assumessero acido folico ci sarebbero 600 neonati in meno con diffetti del tubo neurale con un risparmio di 1.4 miliardi di dollari. Se si sommano questi dati si arriva alla conclusione che spendendo qualche soldo in più al giorno, in 5 anni si otterrebbero 24 miliardi di costi sanitari in meno. Certo sono dati americani ma quelli per l’Europa e l’Italia non si discosterebbero di molto. E questi dati non prendono in considerazione né le persone con meno di 65 anni né i molteplici benefici che singoli integratori producono. Basti pensare all’azione preventiva sui tumori della vitamina D che in questa analisi non è stata presa in considerazione.

Dunque chi si ostina a sostenere che gli integratori non servono forse dovrebbe studiare più a fondo la letteratura scientifica. Come concludeva uno studio di qualche anno fa sul Journal of the American Medical Association (JAMA), i medici dovrebbero invece fare maggiori sforzi per comprendere se i pazienti assumono le vitamine necessa

Integratori orari di assunzione consigliati

orari assunzione integratori

orari assunzione integratori

Orari consigliati di assunzione integratori

L’interesse  per gli integratori, cioè quei prodotti alimentari destinati a integrare la comune dieta, continua ad essere alto come anche quello per i fito erbali, sostanze vegetali che  oltre al principio attivo contengono anche altre sostanze attive  contenute in una pianta.

L’assunzione di questi preparati a seconda della loro natura richiede il rispetto dell’orario per vederne esplicata la loro efficacia in modo corretto. Si legge nella letteratura che gli antinfiammatori, i diuretici, e i “depurativi”  si assumono al mattino al risveglio.

Prima dei pasti, 10-15, vanno assunti tutti i prodotti che favoriscono la digestione proteggono lo stomaco e il fegato e rimineralizzanti.

I tonici gli epatoprotettori e i sedativi della tosse si devono assumere lontano dai pasti due ore prima o due ore dopo.

Ci sono somministrazioni legate a un sintomo o a un infezione che richiedono una somministrazione legata alla risoluzione del problema acuto altre occasionali per migliorare una performance intellettuale  sportiva.

Prescrizioni stagionali fatte in prevenzione per migliorare l’efficienza dell’organismo e seguirne gli adattamenti legati alle stagioni.

Sia gli integratori che i fito erbali nel caso sia richiesto un trattamento prolungato agiscono lentamente, per cui esiste la regola dei 2/3, che consiste nella somministrazione continua dei fito erbali o degli integratori per 20 giorni con pausa nell’ultima decade. oppure somministrazione per due mesi continuativi con pausa al terzo mese.

Si evitano così fenomeni di assuefazione. Il tempo consigliato per valutare l’efficacia del trattamento è comunque di tre settimane.

Nutrienti nel piatto vitamine e prevenzione alimentare

Le vitamine promuovono la salute

I nutrizionisti dietologi e dietiste si rifanno per la formulazione delle diete alle indicazioni della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), stiamo parlando di un Istituto che detta criteri scientifici che si traducono in indicazioni di cosa e quanto mangiare. il nuovo rapporto è stato composto dopo due anni di lavoro, sono stati rinnovati i criteri di valutazione e sono stati inseriti sostanze come: polifenoli e carotenoidi,  divenuti rilevanti nelle recenti ricerche della nutriceutica (la scienza che studia la funzione benefica dei cibi sulla salute) prima trascurati.

lo studio rinnova le LARN , cioè i livelli di riferimento raccomandarti di nutrienti ed energia, indicando un intervallo di riferimento, e un livello massimo di tollerabilità, riferito a persone sane.

la novità assoluta è la revisione della quantità di carboidrati, intesi come amidi e zuccheri, ora il riferimento è tra il 45% e il 60% rispetto al precedente 55%.

Alcune diete che sostengono un definitivo cambiamento dello stile alimentare sostengono che l’uso dei carbodrati semplici,  e complessi esclusa frutta e verdura, sia eccessivo, lo testimonierebbero le recenti intollerranze alimentari e l’intolleranza al glutine. Anche la paleo dieta del  bichimico Robb Woold è priva di carboidrati ritenuti responsabili di indurre uno stato di infiammazione dell’organismo, anticamera delle malattie croniche e degeberative.

Le Nuove Larnn finalmente ammettono la rilevevanza dell’indice glicemico del tipo di carboidrato scelto. La scelta di cibi a basso indice glicemico, in grado di ridurre la comparsa del glucosio nel sangue dopo il pasto, viene finalmente raccomandata per mantenere il carico glicemico del pasto basso. Segnalato come inopportuno  è  anche l’uso del fruttosio che risulta essere meno salutare del saccarosio.

  Per i grassi l’ intervallo di riferimento è dal 20% al 35% delle calorie giornaliere. Si consiglia un contenimento dei grassi sarturi ma si riconosce l’importanza dell’uso di quelli insaturi e di origine vegetale. I grassi non sono più demonizzati come fonte di colesterolo.

Significativi i valori indicati per le vitamine con  un intervallo di riferimento: dal 20% al 35%, gli apporti sono radoppiati, come per i folati. In passato si indicava il valore carenziale, ora si riconosce alle vitamine un ruolo preventivo verso le malattie croniche