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Storia del cioccolato

Comincia da una pianta relativamente piccola che vive all’ombra di una vegetazione sovrastante, per goderne l’umidità e il riparo. I suoi frutti suscitano nel Nuovo Mondo prima e nel Vecchio Mondo poi,  interesse economico, medico e gastronomico.
Il nome viene dal greco e fu Carl von Linnè, Linneus, lo scienziato botanico svedese a sceglierlo.
Il primo europeo che venne in contatto con il cacao fu Cristoforo Colombo, nel suo ultimo viaggio che lo vide, senza però dargli importanza. Il nome cacao è stato dato dalle popolazioni, che per prime ne hanno scoperto i pregi, della Mesoamerica, area geologica occupata dall’insieme di quelle culture antiche che condividevano religione credenze ed arte e che fiorirono nelle Americhe fino all’arrivo degli europei dal 1500 aC al 1519 dC.
All’inzio il cacao non era altro che un alimento come tutti gi altri si mangiava solo la polpa mentre il guscio serviva per la preparazione di una bevanda alcolica consumata dagli indigeni, solo successivamente divenne cibo degno degli dei.
Non è chiaro come il cacao sia arrivato in Europa. Probabilmente fu l’esploratore Cortés  a spedirlo  in Spagna, insieme  a oro argento nel 1528. L’interesse per questa bevanda crebbe incredibilmente e rapidamente.
Comunque il cacao arrivò in Spagna dapprima come pani pressati ma constatato che si alterava durante il trasporto vennero poi spedite le fave. Il secreto della lavorazione fu segretamente custodito dagli spagnoli, dopo averlo appreso dai padri gesuiti e dalle monache delle colonie messicane. L’uso si diffuse comunque nei palazzi e nelle case dei nobili
Nel XIV secolo, l’Olanda, colonia Spagnola, divenne il centro del commercio del cacao. Nel 1828 il chimico Coenraad Van Houten, inventò una pressa idraulica capace di estrarre, dalla massa di cacao, il 50% del burro di cacao, e il restante 50% era costituito da un composto trasformabile in finissima polvere di alta qualità. Van Houten trattò inoltre,  la polvere di cacao con sali alcalini che lo rendevano solubile in acqua. L’idea di togliere una parte del burro, porta a un prodotto più aromatico più magro e facile da lavorare. Inizia così la produzione del cacao da parte delle ditte produttrici.
Non è chiaro come la cioccolata sia arrivata anche  in Italia forse da qualche scambio tra i nobili casati certo è che a Venezia nel 1799 viene pubblicato un trattato “Dell’uso e dell’abuso della cioccolata” scritto da Giovan Battista Anfossi.
In Piemonte la cioccolata si consuma in gran quantità e Torino diventa il maggior centro italiano di produzione e lo è ancora.
Nel 1806 nasce la pasta Gianduja, cioccolato e nocciole piemontesi, nel 1865 la Caffarel Prochet lancia il gianduiotto.
Il cioccolato dal 1600 conquista anche il resto d’Europa i francesi sviluppano la cioccolatiera mentre gli Inglesi aprono la prima cioccolateria nel 1657, dove  vengono create le praline e le barrette.

Produzione del cioccolato
Le produzioni maggiori vengono dalla Costa di Avorio, dal Ghana e dall’Indonesia. E’ comunque l’Africa la magior produttrice di cacao, che rappresenta oggi, per molti villaggi, la aggior fonte di reddito.
COLTIVAZIONE
LA PIANTA di cacao non è facile da coltivare ha delle esigenze precise: piogge regolari, costante e abbondante umidità, ombra parziale suolo ricco e ben drenato vegetazione alta che la protegga dal vento.

TIPOLOGIA
Le specie sono tre. Criollo il principe tra le piante produce cabossidi con pelle molto sottile. Il cacao ha un colore molto pallido e un aroma raffinato. Dà piccoli raccolti ed è delicato.
Forastero pianta più forte facile da coltivare dà vasti raccolti. Le cabossidi (frutto della pianta del cacao) hanno una scorza spessa e grezza e l’aroma è più forte. Questo è la base di molti cioccolati e può essere utilizzato fino all’80% della mistura  di cacao.
Trinitario, un incrocio tra i due precedenti ha un aroma forte ma abbastanza raffinato ed è facile da coltivare.
La raccolta dei cabossidi viene fatta a mano, il raccolto viene fatto maturare per qualche giorno, poi il guscio esterno viene tagliato e separato dalle fave che si fanno fermentare per 7 giorni. Lo si fa per separare la fava dalla polpa residua, durante questa fase le fave sviluppano il loro aroma. Dopo l’essicazionel le fave vengono classificate a seconda della qualità e spedite agli impianti di produzione. Ogni azienda mescola  fave di diversa qualità, secondo la propria ricetta di produzione.

Angela

Mi piace ricercare il benessere anche se amo mangiare cerco di migliorare la mia salute senza rinunciare al sapore al gusto e all'immaginazione

One Comment

  1. Ciao, è un sito bellissimo!
    Come hai fatto a farlo?? Anch’io da poco ho fatto un sito con altervista ma non come hai fatto a renderlo così bello? Hai usato wordpress??
    Grazie!

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